Capitolo

6

Il Rinascimento

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Pietro Bembo

(nota al capitolo 6, paragrafo 1)

Sebbene non gli si possano riconoscere doti poetiche, PIETRO BEMBO occupa un posto notevole nel quadro della cultura rinascimentale per aver fissato alcuni principi fondamentali della poetica cinquecentesca ed essere stato una sorta di caposcuola.
Cortigiano ed umanista, partecipò alla ripresa degli studi sulla letteratura provenzale e al fervore filologico che si accompagnò alle prime edizioni a stampa, curando per Aldo Manuzio una famosa edizione delle Rime del Petrarca (1501) e una della Commedia di Dante.
Oltre agli Asolani e alle Prose della volgar lingua (in cui dimostra di aver acquistato coscienza della caduta della pretesa quattrocentesca di un aristocratico ritorno al latino, ma esclude Dante dal suo programma di restaurazione letteraria del volgare perché autore «grave e senza piacevolezza», poco congeniale al gusto raffinato del Cinquecento), Bembo fu autore di Rime (di gusto petrarchesco e di decorosa dignità, ma senza luce di poesia), di carteggi, di opere scritte in quel latino che egli riteneva dovesse essere la seconda lingua dell'intellettuale italiano (carmi, dialoghi, una storia della repubblica di Venezia, un trattato De imitatione).

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