Capitolo

5

L'età dell'umanesimo

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Giovanni Pontano

(nota al capitolo 5, paragrafo 1)

Dotato di facile e ricca vena poetica sostenuta da raffinata abilità letteraria, GIOVANNI PONTANO (o Gioviano come amò chiamarsi dopo aver classicizzato il suo nome) è uno dei maggiori poeti in latino del Quattrocento italiano.
Animatore dell'Accademia fondata dal Panormita (e che in suo onore fu denominata Pontaniana), visse nell'ambiente napoletano dove, stimato da Alfonso I d'Aragona e dai suoi successori, ebbe importanti incarichi che ne fecero uno degli ispiratori della politica del reame. In occasione della calata di Carlo VIII, però, si sottomise ai francesi, per cui al ritorno degli Aragonesi fu allontanato e visse appartato fino alla morte.
Ben poco della varia esperienza politica di Pontano è trasfuso nella sua produzione letteraria che mira piuttosto all'evasione idillica e alla trasfigurazione in eleganti miti e in morbide immaginazioni delle esperienze di vita.
Fra le sue opere, scritte in uno stile sorvegliatissimo e con una certa monotonia e leziosaggine di situazioni e sentimenti, ricordiamo Urania, Lepidina, Hendecasyllabi, De amore coniugali, Iambici, Tumuli e, in prosa, trattati morali e cinque dialoghi.

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