Capitolo

3

Dante Alighieri


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Dante Alighieri

(nota al capitolo 3, paragrafo 1)

La formazione culturale degli anni giovanili, l'esperienza amorosa con Beatrice, la fervida partecipazione alla vita politica del Comune fiorentino e l'esperienza dell'esilio con il conseguente allargamento degli interessi umani e culturali costituiscono le tappe fondamentali della vita di DANTE ALIGHIERI.
Apprezzato dai contemporanei soprattutto per la vastità della sua dottrina teologica e scientifica (su questo aspetto e sulla difficoltà interpretativa dei versi insistono i commenti trecenteschi alla Commedia), svalutato nel Quattrocento per la pregiudiziale linguistica (l'uso del volgare invece del latino) e per l'impossibilità degli umanisti di riconoscersi nell'ideale di uomo e di poeta incarnato dal fiorentino, Dante non fu inserito nel programma di restaurazione letteraria del volgare intrapreso dal Bembo.
Né, d'altra parte, le edizioni a stampa delle opere, l'interesse del Trissino per il De vulgari eloquentia e l'ammirazione di certi settori dell'ambiente culturale fiorentino valsero ad attenuare le riserve cinquecentesche che si ritrovano, esasperate, nel Seicento (quando si propose addirittura di relegare Dante nell'«hospitale degli incurabili»).
Il razionalismo arcadico e illuministico insistette sull'accusa di «oscurità» e «durezza» fino a pervenire alla severa stroncatura del Bettinelli, mentre già agli inizi del Settecento Vico gettava le basi di una nuova interpretazione della personalità e della poesia di Dante che si affermerà in atmosfera romantica.
Nell'Ottocento abbiamo, tra l'altro, l'interpretazione ghibellino-progressista di Foscolo, l'ammirazione per la figura di Dante esule e patriota, le pagine del De Sanctis (sulla negatività dell'allegoria e del «mondo intenzionale», sulla grandiosità poetica dei personaggi drammatici e plasticamente delineati dall'Inferno, sulle diversità tonali delle tre cantiche etc.).
Agli interessi filologici ed eruditi della critica positivistica seguì la reazione dell'estetica idealistica di Croce che nel 1921 si volse all'analisi della «poesia» di Dante distinta dalla «struttura» e propose una lettura frammentaria della Commedia.
L'esigenza di riassorbire i valori culturali e strutturali nella poesia (Getto parla di «poesia della teologia»), la rivalutazione del Paradiso e il rifiuto del mito romantico di Dante poeta di età eroiche e primitive, gli studi filologici miranti ad assicurare un testo criticamente sicuro delle opere dantesche, l'interpretazione figurale di Auerbach e l'analisi dei rapporti tra Dante e la cultura del suo tempo costituiscono alcuni dei momenti e degli aspetti più significativi degli studi danteschi di questi ultimi decenni.

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