Capitolo

11

Letteratura dialettale, satirica e prosa scientifica nel Seicento

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Giambattista Basile

(nota al capitolo 11, paragrafo 1)

GIAMBATTISTA BASILE condusse vita errabonda: fino al 1607 fu a Candia come soldato mercenario al servizio della Repubblica di Venezia, poi a Mantova presso i Gonzaga e infine, dopo il ritorno nell'Italia meridionale, ottenne vari incarichi e fu governatore di diverse città.
Autore di opere in lingua di gusto marinistico e di scarso valore artistico (poesie, idilli, enigmi mondani, un poema in ottave etc.), fornito di notevole cultura e di esperta tecnica letteraria, fu editore e commentatore di poeti (curò edizioni delle rime di Bembo, Della Casa, Galeazzo di Tarsia).
Le sue opere migliori, e che esercitarono influenza sulla successiva letteratura favolistica, sono quelle in dialetto napoletano (soprattutto il Pentamerone) in cui l'elemento magico e fiabesco è mescolato a note realistiche e ambientali e la materia è trattata con arte consumata e con un tono che contempera la cordiale simpatia e la tendenza a una lieve ironizzazione (rivelatrice del superiore distacco dell'autore).

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