Capitolo

9

L'età del Tasso e della Controriforma

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9 - § 1

La lirica postrinascimentale


Gli avvenimenti più importanti successivi al Rinascimento sono la rivoluzione copernicana e la controriforma, i quali si svolgono in un quadro economico che comincia a spostarsi intorno al mare del Nord: l'argento proveniente dall'America fa crollare la proprietà terriera feudale dell'Europa, fa diminuire i costi dei prodotti per la conseguente disponibilità di mano d'opera proveniente dalle campagne, fa smisuratamente accrescere la ricchezza dei mercanti soprattutto inglesi e olandesi, fa accogliere favorevolmente l'avvento delle novità tecniche in quanto collegate con la produzione della ricchezza.
La rivoluzione copernicana, all'inizio del movimento industriale europeo, è una rivoluzione antropologica in quanto l'uomo delle classi egemoni e delle gerarchie ecclesiastiche non è più l'essere centrale dell'universo: Keplero e Galilei demoliranno rispettivamente il presupposto della circolarità dei moti celesti e il principio di immutabilità e perfezione del cielo. Nel 1611 John Donne piange sulla rovina antropologica delle vecchie concezioni:
  1. Tutto quanto a pezzi, ogni coesione scomparsa;
  2. ogni giusta provvidenza ed ogni rapporto;
  3. principe, suddito, padre, figlio son cose dimenticate,
  4. poiché ogni uomo pensa di essere riuscito, solo,
  5. a diventare una fenice, e che quindi non c'è nessun altro
  6. all'infuori di lui, della sua specie.
Sulla libertà del pensiero, intimamente collegata con lo sviluppo della società, la Chiesa cattolica esercita un deciso controllo con i risultati del Concilio di Trento che, aperto nel 1545 sotto Paolo III, con interruzioni e difficoltà fu concluso nel 1563. Il concilio riorganizzò e rafforzò la Chiesa definendo il dogma cattolico, riaffermando l'autorità assoluta dei pontefici, ristabilendo la disciplina ecclesiastica e istituendo i seminari, regolando la liturgia, frenando la libertà della stampa con l'istituzione dell'Indice dei libri proibiti.
La riorganizzazione della Chiesa a tutti i livelli (a livello popolare l'intervento è capillare) avviene per mezzo degli ordini religiosi e per mezzo del controllo culturale inteso a non consentire eterodossie. L'ordine della Compagnia di Gesù di Ignazio di Loyola (1491-1556) — un nobile spagnolo che proveniva dal mestiere delle armi — ha un'organizzazione gerarchica e si sviluppa soprattutto nella Spagna dell'Inquisizione con la persecuzione degli infedeli.
In questa fase di riorganizzazione la dottrina ecclesiastica — l'ubbidienza all'autorità della Chiesa — ha maggiore peso della parola cristiana e le repressioni spietate del Santo Uffizio (istituito nel 1542) hanno anche come conseguenza la sessuofobia, la condanna degli istinti naturali, il rigore pedagogico, la compunzione e la simulazione (con la dottrina della doppia verità, di fede e di scienza). La Chiesa, con l'aiuto di uomini pii e di uomini battaglieri, riuscì a raccogliere in un fascio le sue forze, a operare in tutti settori ecclesiastici e mondani, a migliorare i costumi del clero, a vigilare sui laici, a controllare le manifestazioni della libera cultura mediante le regole, le soporifere accademie, il dottrinarismo moraleggiante, l'umanesimo devoto ed edificante, la censura ideologica antiereticale. La Congregazione dell'Indice pubblicò nel Cinquecento diversi volumi di libri proibiti, molte edizioni di testi della nostra letteratura vennero «espurgate» degli elementi «indecenti» o non perfettamente ortodossi.
La Chiesa postridentina si impone occupando in tutti gli Stati italiani posizioni di egemonia favorite dalla precarietà politica e dalla mancanza di radici sociali degli intellettuali. I dotti sono immersi in riflessioni dottrinarie, teorico-letterarie, miranti a conciliare aristotelismo e controriforma nelle discussioni sulla tragedia e il poema epico-cavalleresco del Giraldi Cinzio.
Taluni seguono strettamente l'osservanza aristotelica, come aveva fatto il Trissino con il poema eroico a contenuto storico l'Italia liberata dai Goti, altri teorizzano un poema che riporti ad unità intorno a un personaggio la dispersa unità del Furioso non obbediente a regole: in questa seconda maniera opera Bernardo Tasso con l'Amadigi.
La lirica che tocca la controriforma risente delle inquietudini e delle preoccupazioni di quest'epoca. Luigi Tansillo1 (1510-1568) di Venosa, che fu al servizio del viceré Pietro di Toledo e del figlio di lui, viaggiò molto per terra e per mare e fu capitano di Gaeta. I viaggi, la conoscenza di cose diverse non resero pesante l'imitazione petrarchesca nelle sue rime in cui temperamento meridionale e amore della natura impediscono il prevalere dello stile. Nei suoi versi sono ritratti paesaggi foschi deserti sterili
  1. (Strane rupi, aspri monti, alte tremanti
  2. ruine, e sassi al ciel nudi e scoperti […]
  3. superbo orror, tacite selve, e tanti
  4. negri antri erbosi in rotte pietre aperti)
né manca qualche anticipazione barocca quando il poeta, dopo l'eruzione ai campi Flegrei, considera che molte donne leggiadre, incenerite nel tempo fra le glebe «or, da le zanne volte e da gli aratri, | da figlie d'uom son fatte d'erbe matri».
Ma nel Tansillo non manca una vena erotica nel Vendemmiatore (che fu messo all'Indice nel 1559) in cui egli si rivolge alle donne invitandole a godere in vita:
  1. Se mentre il corpo è in vita non godete,
  2. sperate di goder quando gl'è morto?
  3. Quel paradiso, che bramar solete,
  4. che pensate che sia, altro che un orto?
  5. E se quest'orto in grembo vel tenete,
  6. perché non vi pigliate indi diporto?
Il petrarchismo di numerosi rimatori è un veicolo di sensibilità che rompe l'armonia prestabilita della visione lirica. A Gabriel Fiamma (1533-1585), predicatore famoso e poi vescovo di Chioggia, consente di esprimere il sentimento di caducità
  1. (Quand'io penso al fuggir ratto de l'ore;
  2. [...]
  3. Quest'ora breve e d'ogni gioia cassa
  4. ch'ha nome vita, ed è polve, ombra e vento,
  5. lieve, fugace e vil, ch'in un momento
  6. vola, sparisce, e si disperde e passa…);
a Celio Magno l'infelicità umana.
La partecipazione ai grandi avvenimenti del suo tempo rende gigantesca la personalità di Michelangelo Buonarroti2 (1475-1564), il quale anche nelle Rime esprime un sentimento tragico e un anelito eroico che nascono dal tormento religioso. A Firenze Michelangelo aveva assorbito il rigore del Savonarola, a Roma il suo desiderio di riforma morale è frustrato e tende a restringersi in misticismo, per liberarsi da ciò che è terreno. La sua poesia è preghiera di una coscienza tormentata
  1. (Deh, fammiti vedere in ogni loco […]
  2. Ogni ben senza te, Signor, mi manca:
  3. il cangiar sorte è sol poter divino)
da un estremo rigore che ha come meta la soluzione di tutte le forme nel tempo e nella morte:
  1. Chiunque nasce a morte arriva
  2. nel fuggir del tempo, e 'l sole
  3. niuna cosa lascia viva […]
  4. Come voi uomini fûmo,
  5. lieti e tristi come siete;
  6. e or siam, come vedete,
  7. terra al sol, di vita priva.

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