Capitolo

20

L'età del Fascismo


PREMIO ANTONIO PIROMALLI
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20 - § 7

Il teatro


Il teatro del ventennio oltre Pirandello e D'Annunzio, ha come esponente Sem Benelli (1877-1949) di Prato, le cui opere caratteristiche (Tignola, 1908; La cena delle beffe, 1909) nascono nell'influenza del teatro dannunziano e crepuscolare.
Il pubblico piccolo-borghese del ventennio continuò ad apprezzare quelle scenografie false, quei detriti storici estetizzati, imbellettati, quei quadri di cartone di una Firenze rinascimentale grondante di sangue e lussuria, nonché le altre opere del pratese (Il mantellaccio, 1911; L'arzigogolo, 1922; La santa primavera, 1923; Fiorenza, 1930; Caterina Sforza, 1934; L'orchidea, 1938). Benelli (nazionalista, fascista, deputato, si stacca dal partito dopo il delitto Matteotti ma nel 1936 vi si riaccosta e partecipa volontario alla guerra di Etiopia) scriveva drammi storici in versi per la musica delle parole e per la scenografia.
Canorità, lustrini, costumi e spade creano sulla scena un carnevale di pessimo gusto, mistico-eroico, purtroppo richiesto da un pubblico mediocre. Giustamente Gramsci scrisse che i protagonisti di Benelli hanno «anima di legno» e Piero Gobetti che la storia dello scrittore è quella di «una scimmia di D'Annunzio».
Dannunziani sono anche Orione e Glauco (1919) del pesarese Ercole Luigi Morselli (1882-1921).
Poeta crepuscolare in ritardo (al pari di Diego Valeri) apparve con Il re pensieroso (1922) Ugo Betti (1892-1953) che contemporaneamente a un momento di narrativa tendente al reale (Le case, 1933) sviluppava il simbolismo lirico nei drammi La padrona (1927), Il diluvio (1932), Un albergo sul porto (1934), Frana allo scalo nord (1935) e, più tardi, in Corruzione al palazzo di giustizia (1944). Responsabilità comune, necessità di un riscatto interiore (piuttosto generico) sono i messaggi del teatro religioso non confessionale di Betti.
Commedie in prosa scrisse Dario Niccodemi (1875-1934) che fu autore anche in spagnolo e francese (in italiano Scampolo, 1916; La nemica, 1917; La maestrina, 1918; Acidàlia, 1922).
Grande personalità di attore desideroso dei miti eroici e narcisistici, della psicologia sentimentale e tragedizzante, dei difetti razionali e morali di cui appaiono rivestiti i rappresentanti di certe categorie di una generazione fu il romano Ettore Petrolini (1886-1936) che esordì nei caffè-concerto. Diventato famoso come macchiettista, personaggio, dopo un lungo viaggio in Sudamerica tornò in Italia, diventò scrittore di commedie con le quali trionfa in Europa.
Petrolini fu dissacratore, per gusto nativo, delle sovrastrutture pseudo culturali e provinciali della piccola borghesia della quale mise in luce sul teatro l'inconsistenza. con la caricatura e con i suoi rosari di non-sense, di illogicità, con un linguaggio tendente al surreale.
Nella sua attività Petrolini si serviva, per ironizzare sui cascami letterari del gusto medio, delle chiavi culturali delle avanguardie. L'invenzione ma anche la personale maschera di personaggio-clown furono tra i motivi del successo di I salami (1908), di Gastone (1932), della parodia Amleto; di Ti ha piaciato?!! (1916), Chicchignola (1932), Un po' per celia e un po' per non morir… (1936).

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