Capitolo

2

Società borghese e cultura nel Duecento

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2 - § 1

Avvenimenti storici. Il fiorire dei Comuni e della borghesia


I fatti storici principali del Duecento sono in sintesi: lotta dei pontefici — Innocenzo III (1198-1216) e Bonifacio VIII (1294-1303) — per ripristinare l'autorità della Chiesa (crociate, misticismo umano di Francesco d'Assisi, lotta contro gli eretici di Domenico di Guzman (1170-1221); imponente sistemazione razionale della dottrina teologica per opera di Tommaso d'Aquino (1225-74); culto mariano, diffusione della vita dei Santi nelle località rurali perfino con le designazioni topografiche); lotta tra Chiesa e impero che finisce con un compromesso e segna la decadenza politica delle due somme autorità mentre si preparano le monarchie di Francia, d'Inghilterra, di Spagna; definitiva scissione della vita politica della penisola italiana in monarchia meridionale feudale con privilegi ai baroni; Stato della Chiesa al centro e Comuni (da cui si svilupperanno le Signorie e i numerosi piccoli Stati) nel Settentrione.
In queste grandi linee di sviluppo della storia e della società si particolarizzano la lotta di Federico II di Svevia col papato e con le città italiane, il sorgere o il consolidarsi nell'Italia settentrionale della potenza di famiglie come gli Este, i Visconti, gli Scaligeri, della repubblica aristocratica a Venezia.
Il modo di vivere in società che pone la cultura in rapporto con una civiltà assai differente da quella feudale è il Comune sorto dalla crisi dell'economia curtense e sviluppatosi in seguito alla nascita di ceti artigiani e commercianti cittadini. Il borgo sopravanza il castello, la nuova figura di produttore di beni è il mercante (già inviso alla feudalità immobilistica, curtense e guerriera) la cui categoria ha interesse economico all'affrancamento dei servi della gleba per rendere produttiva la campagna e all'ingresso del popolo con mestieri o arti nella vita pubblica. Fiere e mercati dentro le mura cittadine si accrescono e si ha la ripresa della circolazione monetaria.
Ovviamente i mercanti hanno bisogno dello sviluppo dell'agricoltura per alimentare i traffici, ma oltre ad avere disprezzo verso i villani cercano di ostacolare le aggregazioni dei salariati (i quali vengono esclusi dalle associazioni e privati dei diritti nel Comune) - degli Straccioni a Lucca, dei Senzabrache a Bologna, del Popolo Santo a Firenze, dei Patarini (Straccioni) - temendo le rivolte violente di questo sottoproletariato. I Patarini, ad esempio, insorsero contro le ricchezze della curia, le ricche dimore dei vescovi, ma il motivo pauperistico e morale, serio e liberatorio, non sarebbe riuscito vincente contro una Chiesa che poteva mobilitare centinaia di migliaia di uomini per crociate e guerre sante (che nel corso delle imprese si organizzavano come intraprese economiche oltre che politiche) né contro il generale moto economico borghese pecuniario, locupletario, consumistico. Ciò non significa, però, sottovalutare le forze sociali sottoproletarie perdenti perché prive di mezzi né considerare fatale la loro sconfitta né esaltare la borghesia come portatrice di nuovi valori soltanto perché vincente quanto, invece, sottolineare la necessità dell'organizzazione politica soprattutto durante l'isolamento.
Certamente il movimento borghese, pur fra tante contraddizioni e in territori politicamente frammentati e assai differenti l'uno dall'altro, coinvolge le forze economiche e sociali, l'applicazione della tecnica, il progresso dei modi di produzione, la morale, l'eros, la cultura etc. Non si può assolutamente studiare, perciò, lo svilupparsi della civiltà borghese comunale tenendo presente soltanto la lirica di scuola. L'unità e la specificità della cultura devono essere poste in relazione con i grandi avvenimenti economici e politici, con il sorgere del grande «mare di pietra» che sono le cattedrali romaniche (anche fortificate), delle università (in cui si studiano diritto, misurazione di terreni, iscrizioni notarili, oratoria in relazione alle necessità della vita del Comune), con il nuovo pubblico che si accosta alla partecipazione della vita politica, con la pubblicistica politica delle espressioni della civiltà romanza (con la coscienza critica) costituita dagli itineranti trovatori, giullari, goliardi, con lo sviluppo generale del volgare e con le sue manifestazioni religiose, didattiche etc.
Bonvesin de la Riva1 (c. 1240 - c. 1315) nel De Magnalibus urbis Mediolani descrive intorno al 1288 la prosperità di Milano e della campagna, la razionalizzazione nel distribuire i prodotti della terra, i progressi delle attrezzature agricole, le fiere, la produzione di cereali e frutta nonché i modi di cucinare pietanze a base di uova, formaggio e noci. Salimbene de Adam2 (1221 - c. 1288) nella Cronica scritta in latino ci informa dei riflessi che guerre, pestilenze, calamità, invasioni di insetti hanno sull'agricoltura, del moltiplicarsi degli animali selvatici e dei lupi che

intorno ai fossati delle città lanciavano grandi ululati di fame; entravano di notte in città e divoravano gli uomini che stavano dormendo sotto i portici o nei carri, divoravano donne e bambini e certe volte sfondavano le pareti delle case e sgozzavano i bambini in culla.

Soldati, mercenari e predoni catturavano persone per ottenere il riscatto:

Se i prigionieri non venivano riscattati, li appendevano per i piedi e per le mani, gli strappavano i denti e gli mettevano in bocca rospi, per accelerare i tempi del riscatto.

Salimbene riferisce prezzi dei prodotti, loro mutamenti, proverbi contadini; altrove descrive la società emiliana del secolo XIII: la costruzione delle mura di Reggio, del palazzo del vescovo di Parma, la ricchezza dei costumi femminili nelle città, l'apparizione nel 1260 dei Flagellanti («e la loro voce era come un grido di una moltitudine»).
Giovanni Villani (c. 1280 - 1348), appartenente al ceto mercantile che ha creato lo sviluppo economico di Firenze, è orgoglioso dei valori cittadini: floridezza della città e del contado, istruzione, fondachi dell'arte di Calimala, banchi di cambio, botteghe di artigiani, chiese, monasteri. Questi valori dovuti agli investimenti di fortune commerciali, all'ingresso di nuovi ceti che hanno l'occhio fisso al guadagno e portano, con la circolazione del danaro, nuovi modi di vivere, nuove esigenze, una morale più aperta di quella medievale, sono invece per Dante conseguenze funeste della confusione delle persone, dei «subiti guadagni», della rottura dell'ordine etico della città medievale.
La borghesia a Firenze ascende al potere con il predominio delle Arti maggiori e dei loro antimagnatizi Ordinamenti di giustizia (1293). Organizzazione bancaria, concentrazione dei prodotti dell'arte della lana razionalizzati da tecniche moderne nelle mani dei ceti mercantili sviluppano l'economia; le pene contro i magnati che rechino violenza o danno alle terre e ai possessi dei popolani, ai beni appartenenti a chiese, monasteri, ospedali sono gravi («e che i malefici si potessero provare per due testimoni di pubblica voce e fama», Dino Compagni). Anche Giovanni Villani, del resto, sottolinea il mutamento di costumi sopravvenuto in Firenze dal 1260 in poi, quando ancora i cittadini

vivevano sobri e di grosse vivande e con piccole spese e di molti costumi e leggiadrie grossi e rudi: e di grossi drappi vestiano loro e le loro donne, e molti portavano le pelli scoperte senza panno; […] erano di buona fede e leali tra loro e al loro comune.

Un elemento importante dell'ascesa della borghesia era stata la conquista della campagna da parte della città (acquisto di terreni adiacenti alla città, abbattimento di rocche e castelli feudali, lavori di bonifica e di regolamentazione del regime delle acque). In diverse località i servi vennero affrancati dalle angarie feudali: nel 1257 il comune di Bologna restituì la libertà, dietro pagamento di compenso, a seimila servi del suo territorio; il comune di Parma intorno al 1234 aboliva la qualità di manenti e ascritti (servi tenuti a non abbandonare il fondo e ad essere vincolati ad esso); anche il comune di Vercelli nel 1243 restituiva la libertà ai servi; importante come principio (nella pratica talune contribuzioni rimasero in uso in Italia fino al secolo scorso, fino alla formazione delle leghe per il socialismo e alle lotte per i patti agrari) è la delibera (1304) del Consiglio del Popolo di Bologna che annullava per fedeli, manenti, commendati, coloni, ascrittizi i vincoli di dipendenza personale, l'obbligo di fornire ai nobili servizio militare, «donativi di maiali, determinate albergarie, cera, capponi, focacce»: i servi diventavano villani o contadini del contado.
Salimbene intravede la potenzialità rivoluzionaria dei popolani diventati borghesi, depreca le pene gravanti sui nobili (distruzione delle case dei nobili «sinché non rimanesse neppure un sassolino dei suoi beni») e minaccia il castigo di Dio («infatti i popolari sono coloro che distruggono il mondo, che è conservato da militi e nobili»).
L'autore del Novellino non ammette la divulgazione della scienza («volgarizzare la scienza si era menomare la deitade […]. E sappiate che tutte le cose non sono licite a ogni persona»), un aspetto moderno dell'espansione culturale borghese, né la diffusione di oggetti di lusso nella città.
Le ragioni del mercante («E scarso comperare e largo venda […]; la Chiesa usare e per Dio donare […]; scrivere bene la ragione e non errare» raccomanda Francesco Balducci Pegolotti) prevalgono su tutto (per motivi commerciali molti comuni rifiutano di discriminare gli eretici) ma esiste anche un risvolto padronale feroce come nel contratto con cui il mercante genovese Giacomo Porco lega a sé la concubina siciliana Cerasia imponendo come pena alla contravvenzione di alcune clausole il taglio del naso, della mano o del piede.
Infine è necessario sottolineare nel Trattato di agricoltura del bolognese Pietro De Crescenzi la connessione tra progressi dell'agricoltura e delle tecniche rurali e l'inizio di una letteratura agronomica in un tempo in cui l'uso dei mulini idraulici apre nuovi progressi all'economia agricola.

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