Capitolo

13

L'Illuminismo: metodo scientifico e letteratura

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13 - § 1

Cenni storici. L'Illuminismo


Sotto la spinta delle necessità dei popoli e degli intellettuali più avanzati nella seconda metà del Settecento i sovrani illuminati d'Europa sono costretti a concedere riforme. Anche in Italia, in cui è notevole la differenza di sviluppo politico e sociale dei vari Stati, è avviata l'attività riformatrice: da Maria Teresa d'Austria e da Giuseppe II in Lombardia, da Leopoldo I in Toscana, da Carlo III di Borbone e da Ferdinando IV a Napoli, da Ferdinando di Borbone a Parma e Piacenza i prìncipi si valgono dell'opera di ministri, alti funzionari o intellettuali progressisti per impostare i problemi e per attuare le riforme.
Abbiamo già detto che i mutamenti dinastici e territoriali che avvengono in Italia migliorano le condizioni generali e, svolgendosi in un secolo in cui dall'Inghilterra e dalla Francia entra la cultura illuministica, anche nella nostra penisola la politica riformatrice è sostenuta dal movimento culturale. Ostili, invece, furono gli Stati italiani — i cui principi erano legati ai Borboni di Francia e agli Asburgo — al più grande avvenimento della storia moderna, la Rivoluzione francese (1789). Napoleone Bonaparte travolgerà gli Stati italiani in molti dei cui territori sorgeranno repubbliche democratiche fino alla costituzione della Repubblica cisalpina (nata nel 1797 dalla Cispadana e Transpadana), della Repubblica ligure, di quella Partenopea.
Nel 1798 i francesi abbattevano per la prima volta, dopo più che un millennio, il potere temporale della Chiesa e costituivano la Repubblica romana; pochi anni dopo il papa sarà arrestato a Roma e trasferito in domicilio coatto in Francia, a Fontainebleau: la Rivoluzione francese aveva già posto fine alla controriforma della Chiesa diffondendo il movimento liberale di idee, più potente e scardinatore della riforma protestante.
L'Illuminismo è un movimento di idee che dall'Europa entra in Italia aprendo la via al rinnovamento della vita e della cultura in modo più largo e profondo di quanto non aveva fatto il Rinascimento, sorto in una società di aristocratici della cultura, selezionatori di valori, di classi, di espressioni artistiche. Neanche nell'Illuminismo, sorto per opera di intellettuali o di parte della borghesia, esistevano fino a Rousseau motivazioni di egualitarismo democratico ma alle sue idee si richiamarono coloro che in Francia attuarono la grande Rivoluzione.
Le strutture culturali dell'Illuminismo, che opera un rinnovamento radicale nella società e nella cultura, sono caratterizzate dal metodo delle scienze fisiche, matematiche, astronomiche, mediche, naturali etc. regolate dal criterio di verità della ragione. Con l'uso della ragione si forniscono «lumi» per dissipare le «tenebre» del passato accumulate da errori, da superstizioni, dall'abitudine a vivere nell'ignoranza costretta.
La ragione consente di scoprire le leggi della natura, di agire per attuare le riforme in favore della borghesia la quale in Francia era il ceto più attivo e che maggiormente sosteneva il peso della monarchia favorita da aristocratici e clero. Lo schema creato dagli illuministi per la loro polemica contro la rinascita dalle tenebre del Medioevo era caratterizzato da: Galilei che oltrepassa la nuova — ma solo letterariamente — cultura umanistica e rinascimentale e apre un mondo moderno; Newton, Bacone, Locke che elaborano metodi di indagine e di conoscenza sensibile; Cartesio della parte «destruens» (un altro aspetto di Cartesio ha involuzioni metafisiche); Condillac che crea la psicologia sensistica.
Questa linea netta e chiara indica che gli illuministi avevano un pensiero organico di conoscenze comuni fondate sul materialismo e sulla ragione e soprattutto su un metodo (non, quindi, su nozioni sparse) elaborato da scienziati e filosofi. Il metodo (o «spirito filosofico» o «spirito geometrico» o «metodo analitico» o «sistematico») derivante dalla linea culturale indicata aveva carattere critico, analitico, sperimentale, antimetafisico e deduceva dalle leggi la logica che compone i sistemi.
L'Illuminismo si apre su strutture in cui, insieme con la popolazione e la produzione (di carbone e ferro), erano cresciuti il capitalismo (con banche, borse, società economiche, istituti di commercio) e la borghesia, col fine di migliorare la vita dell'uomo, sviluppare il progresso (questo termine appare nel 1794 nel Quadro storico dei progressi dello spirito umano di Condorcet) per mezzo della tecnica e delle scienze guidate dalla mente chiara e illuminata. Perciò gli intellettuali predicano la tolleranza, la lotta all'oscurantismo, al dogmatismo nemici dello spirito scientifico: «Se gli uomini fossero più istruiti — diceva Locke — tenterebbero molto meno di imporsi al proprio prossimo».
Per gli illuministi la filosofia (cioè la scienza) non è una disciplina particolare ma è la stessa espressione della ragione umana la quale, mentre in Cartesio è il ricettacolo di alcune verità fondamentali, per i nuovi filosofi è mezzo per raggiungere lo scopo. La vera conoscenza si ha attraverso le sensazioni e l'esperienza; si abbandona la ricerca dei principi, dell'essenza, della causa delle cose per ricercare le leggi che regolano la vita. Lo spirito di geometria, analitico, si propaga anche al mondo della religione e delle lettere. Alla sfera teologico-religiosa gli illuministi cercano di sottrarre l'uomo e la sua azione così come cercano di ridurre la religione a una forma di attività.
L'affermazione di Grozio di un diritto naturale indipendente dalla teologia legava la società umana a basi razionali, sottraeva alla penalizzazione del peccato originale e alla dipendenza dal cristianesimo la realtà umana; anzi faceva vedere che il cristianesimo era stato sempre in funzione dello stato d'imperfezione della natura umana che adesso ritornava alla propria autonomia e sussistenza. Hobbes addirittura postulava il diritto naturale a tal punto da affermare l'autonomia della morale da ogni vincolo religioso. Dallo stato d'innocenza della vita naturale l'uomo era decaduto per colpa di leggi inique, per la rapinatrice avidità dei sovrani. Eliminata la menda del peccato la felicità può essere riconquistata con l'uso della ragione.
Questo mito della felicità attraversò l'Europa e fu la premessa ideale delle riforme, della lotta contro le vecchie idee e il vecchio ordine politico e sociale, le tirannidi, gli autoritarismi. Tali miti e altri vennero sostituiti da nuove dottrine ma il merito principale degli illuministi è quello di avere costituito su basi razionali la vita degli uomini.
Il movimento illuministico, che ebbe le sue premesse nell'opera di filosofi ed economisti inglesi (Locke, Hobbes, Hume, A. Smith) fu diffuso in Francia da divulgatori geniali come Charles-Louis de Montesquieu (1689-1755) sostenitore della divisione dei poteri, Denis Diderot (1713-1784) che diede vita con altri studiosi all'Enciclopedia, il ginevrino Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) che congiunse il razionalismo con il sentimentalismo e soprattutto Voltaire (1694-1778) filosofo, storico, letterato e polemista.
Gli illuministi seppero trovare dei punti centrali di riferimento (la concezione generale della natura dell'uomo, la funzione che ha in essa il sapere scientifico, il rapporto tra teoria e pratica) per intervenire in tutti gli aspetti dell'organizzazione sociale e culturale che si volevano modificare. Essi operano in tutti i rami della scienza per scoprire i meccanismi della natura. L'uomo stesso è una macchina per La Mettrie, sostenitore del materialismo meccanicistico; Diderot formula le prime ipotesi sull'origine e le trasformazioni dei corpi celesti e degli esseri viventi; D'Alembert esalta la geometria come progenitrice della meccanica, della fisica e della vera scienza

(che subito diffondendo ovunque la luce sarà ben presto più potente di tutti gli sforzi della superstizione perché questi sforzi, per quanto grandi, diventano inutili una volta che una nazione sia illuminata);

Voltaire scrive che

un nuovo universo è stato scoperto dai filosofi dell'ultimo secolo, e questo nuovo mondo era talmente difficile conoscerlo che non ci si immaginava neppure che esistesse […]. Nella geometria, l'infinito è stato assoggettato al calcolo. La circolazione del sangue negli animali e della linfa nei vegetali ha cambiato per noi la natura;

Rousseau indica nei condizionamenti sociali gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della personalità, condanna la disuguaglianza degli uomini e ne indica l'origine nella natura della proprietà privata.
Gli illuministi francesi furono democratici perché sottoposero alla ragione le strutture dell'assolutismo feudale e si impegnarono con slancio etico-intellettuale nella liberazione dell'umanità dai pregiudizi. A questo slancio si riferiva Kant quando definiva l'Illuminismo come «coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro».

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