Capitolo

6

Il Rinascimento

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Antonfrancesco Doni

(nota al capitolo 6, paragrafo 2)

Di temperamento inquieto e bizzarro, ANTONFRANCESCO DONI ebbe una vita errabonda e scapigliata: nel 1540, abbandonati il convento e la città natale, iniziò lunghe peregrinazioni in varie città alla ricerca di una stabile sistemazione, e solo negli ultimi anni si ritirò a Monselice.
Personalità dagli interessi multiformi, socio di varie Accademie (a Piacenza, Firenze, Venezia), polemista feroce (il Terremoto è un violento attacco contro l'Aretino), musico e editore (fondò tipografie a Firenze, Venezia e Ancona), Doni fu un fecondissimo poligrafo che espresse il suo anticonformismo e l'irrequietezza del suo carattere in uno stile vivace e nei più svariati generi letterari.
Tra le opere (contraddistinte da una sostanziale mancanza di organicità che deriva non solo dalla fretta con cui scriveva ma anche dal mancato approfondimento delle idee) ricordiamo la Zucca (raccolta di novelle, aneddoti, motti di spirito), i Marmi (in cui immagina di essere trasformato in uccello e ascoltare i discorsi di quanti sostano sulle scalinate di marmo del duomo di Firenze) e i Mondi (in cui sono fissate le linee di una città ideale retta con sistema comunistico).

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