Capitolo

6

Il Rinascimento

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Francesco Berni

(nota al capitolo 6, paragrafo 2)

Dopo un soggiorno fiorentino in cui si dedicò allo studio dei classici latini e dei trecentisti, FRANCESCO BERNI si trasferì nel 1517 a Roma, dove sperava di trovare sistemazione come segretario o cortigiano.
L'elezione a pontefice dell'austero Adriano VI, contro cui aveva lanciato violente invettive, lo costrinse a lasciare la città, dove poté rientrare solo dopo essersi assicurata la protezione di Giovan Matteo Giberti, vescovo di Verona. Viaggiò in varie città e si trattenne per qualche tempo a Verona, ma nel 1532, insofferente dei severi costumi imposti dal Giberti, lo lasciò per passare prima al servizio del cardinale Ippolito dei Medici, poi nella corte di Alessandro signore di Firenze. Travolto dagli odi e dalle lotte intestine fra i Medici, morì avvelenato nel 1535.
Considerato iniziatore di un nuovo genere letterario — detto «bernesco» —, che ebbe larga fortuna ma di solito si risolse in vuota esercitazione convenzionale, Berni scrisse in uno stile di forte evidenza descrittiva e con intonazione ora burlesca ora polemica: ricordiamo capitoli in terzine, sonetti, due farse rusticane (la Catrina e il Mogliazzo), il Rifacimento in lingua toscana dell'Orlando Innamorato.

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