Capitolo

4

La letteratura tra la società dei comuni e le signorie

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Francesco Petrarca

(nota al capitolo 4, paragrafo 2)

FRANCESCO PETRARCA nacque ad Arezzo nel 1304; figlio di un notaio che due anni prima era stato bandito dal governo nero costituitosi a Firenze, nel 1312 si trasferì a Carpentras, vicino Avignone, dove il padre aveva ottenuto un impiego presso la corte pontificia. Dal 1316 al '26 studiò giurisprudenza, prima a Montpellier, poi a Bologna, ma i suoi studi non furono molto fruttuosi sia per alcuni torbidi scoppiati nell'ambiente studentesco sia, soprattutto, per l'inclinazione letteraria che sempre più fortemente si veniva manifestando in lui.
Tornato ad Avignone, si dedicò agli studi letterari e alla vita mondana, ottenendo un successo che solleticava la sua vanità e gli consentì di stringere relazioni che valsero a procacciargli agiatezza e a metterlo al riparo da preoccupazioni economiche (amicizia con il vescovo Giacomo Colonna e con il fratello di questi, il cardinale Giovanni).
Nel 1333, per soddisfare il desiderio di vedere ambienti e persone nuove e per cercare di dar requie al suo spirito inquieto, intraprese un lungo viaggio attraverso Francia, Fiandre e Germania (in tale occasione scoprì a Liegi due orazioni di Cicerone). Dopo un viaggio a Roma nel 1337, si ritirò a Valchiusa, una località presso Avignone in cui amò soggiornare quando era infastidito dalla vita agiata e corrotta della città e voleva dedicarsi agli studi, alla meditazione e alla poesia secondo l'ideale classico dell'otium litteratum.
Nel 1341, dopo essersi intrattenuto a Napoli in dotte conversazioni con il re Roberto d'Angiò, ricevé la laurea poetica in Campidoglio. Trascorse gli anni successivi in studi e viaggi tra l'Italia e la Provenza (a Verona scoprì le lettere di Cicerone Ad Atticum; nel 1347 si accese di entusiasmo alla notizia dell'insurrezione romana capeggiata da Cola di Rienzo; dal 1350 si legò di durevole amicizia al Boccaccio).
L'abbandono definitivo della Provenza e il suo trasferimento a Milano presso i Visconti (1353) suscitarono polemiche sulla superficialità dei suoi ideali politici e sul suo trasformismo, ma il Petrarca difese la sua scelta e rimase nella città, sempre tenuto come ospite di riguardo, fino al 1361. Negli anni successivi fu a Venezia e a Padova, finché nel 1371 si stabilì ad Arquà sui colli Euganei dove morì.
Fondamentali per la conoscenza degli ideali culturali e delle relazioni intellettuali del Petrarca sono le raccolte di lettere in latino, elaborate con una cura stilistica che mira a trasfigurare e nobilitare gli eventi autobiografici. Tranne il Canzoniere e i Trionfi, in latino sono scritte tutte le opere del Petrarca.
Tra esse ricordiamo l'Africa (che rivela l'incapacità costruttiva e la scarsa disposizione dell'autore alla poesia epica), il De viris illustribus (raccolta di biografie di uomini celebri dell'antichità, in cui l'attenzione è rivolta alla psicologia più che alle vicende esteriori dei personaggi), i Rerum memorandarum libri (legata a schemi storico-moraleggianti, l'opera doveva raccogliere, in diverse sezioni corrispondenti ad altrettante virtù, episodi e aneddoti storici di tutti i tempi, ma è rimasta incompiuta come la massima parte degli scritti del Petrarca, a conferma della sua inquietudine umana e della sua perenne insoddisfazione artistica), il Secretum (in cui la confessione a S. Agostino non assume le forme di uno sfogo immediato e scomposto ma appare il risultato di un'introspezione pazientemente voluta e registrata), il Bucolicum carmen (raccolta di 12 egloghe di imitazione virgiliana in cui l'esasperazione dell'allegorismo rende talora le composizioni di difficile interpretazione), il De remediis utriusque fortune (che, in una struttura decisamente medievale e in forma dialogica, affronta il problema della fortuna e della felicità).

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