Capitolo

19

Società e cultura nell'età giolittiana

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Benedetto Croce

(nota al capitolo 19, paragrafo 2)

Dominatore della vita culturale italiana fino alla seconda guerra mondiale, BENEDETTO CROCE studiò giurisprudenza a Roma dove seguì le lezioni universitarie di Antonio Labriola. Nel 1886 ritornò a Napoli, iniziando una fecondissima attività di studi e ricerche che si estendeva nei settori della storia, letteratura, filosofia, estetica, costume.
Nominato senatore nel 1910, allo scoppio della prima guerra mondiale fu favorevole alla neutralità italiana e rigettò la presunta antinomia (proclamata in funzione polemica antigermanica) tra civiltà latina e barbarie tedesca, riaffermando il principio dell'universalità del vero e del bello e dedicandosi, contro le discriminazioni nazionalistiche, allo studio su Goethe. Ministro della Pubblica Istruzione nel 1920-21, rientrò nella vita politica attiva dopo la caduta del fascismo e partecipò ai lavori della Costituente (ministro nei governi Badoglio e Bonomi).
Contrario alla sociologia della letteratura, alla critica della ricerca delle fonti e alla distinzione dei generi letterari, polemico nei confronti del biografismo caro ai romantici e del «mito» dell'unitarietà dell'opera d'arte (a favore di una lettura frammentaria e rapsodica, attenta ai valori di poesia e non poesia), Croce espresse le sue opinioni sugli scrittori italiani contemporanei in una serie di saggi apparsi sulla «Critica» e raccolti, in seguito, nei volumi de La letteratura della nuova Italia.
Ammiratore di De Sanctis, da lui contrapposto alla critica positivistica e considerato precursore del metodo idealistico, rivendicò (Poesia popolare e poesia d'arte, 1933) l'importanza per la creazione artistica della disciplina letteraria e della cultura e rivalutò, contro la condanna romantica, il petrarchismo, l'umanesimo, il Rinascimento e l'Arcadia.
Fra le opere di metodologia e critica letteraria ricordiamo Breviario di Estetica (1912), Teoria e storia della storiografia (1917, a favore degli studi monografici e contro la tendenza a risolvere la storia letteraria nell'erudizione o nella storia delle idee generali), Ariosto, Shakespeare e Corneille (1920), Poesia di Dante (1920, sull'analisi della Commedia come sequela di liriche e sulla distinzione fra struttura e poesia), Poesia e non poesia (1923), Saggi sulla letteratura italiana del Seicento etc.

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